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UN ITALIANO QUASI FINLANDESE

MANCANO SOLO 19 GIORNI AL VIA DEI GIOCHI OLIMPICI DI LONDRA 2012 E GRANDE ATTESA VI È INTORNO ALLA NAZIONALE ITALIANA DI PALLAVOLO. IL C.T. È MAURO BERRUTO, CHE VANTA UN LEGAME CONSOLIDATO CON IL PAESE SCANDINAVO E SUUNTO. ECCO PERCHÉMANCANO SOLO 19 GIORNI AL VIA DEI GIOCHI OLIMPICI DI LONDRA 2012 E GRANDE ATTESA VI È INTORNO ALLA NAZIONALE ITALIANA DI PALLAVOLO. IL C.T. È MAURO BERRUTO, CHE VANTA UN LEGAME CONSOLIDATO CON IL PAESE SCANDINAVO E SUUNTO. ECCO PERCHÉ

SUUNTO vanta collaborazioni non solo con atleti di livello mondiale, come ad esempio gli “ambasciatori” Jonathan Wyatt (trail runner) o Ueli Steck (alpinista), ma anche cooperazioni con alcuni grandi professionisti che operano in ambito sportivo. Tra questi c’è un italiano che ha una storia sportiva importante, in cui emerge una sorta di fil rouge tra Italia e Finlandia e che, tra due settimane, vivrà la straordinaria avventura dei Giochi Olimpici. Parliamo di Mauro Berruto, attuale C.T. della Nazionale Italiana di pallavolo ed ex C.T. della Squadra scandinava.

Mauro Berruto definisce così la sua passata esperienza in Finlandia: “Senza dubbio decisiva, sia sotto l’aspetto personale sia professionale. Ho passato sei anni splendidi con un progetto meraviglioso”. Come anticipato, infatti, ha allenato la Nazionale di pallavolo scandinava (dal 2005 al 2010), ottenendo nel breve incrementi nello sviluppo del movimento pallavolistico e diverse soddisfazioni sportive, come il quarto posto ottenuto agli Europei del 2007 (dopo 10 anni di non qualificazione della Nazionale) e prestigiose vittorie contro alcune squadre “big”: Brasile, Russia, Stati Uniti, Polonia, Bulgaria. Proprio in quel periodo Berruto instaura un fattivo rapporto con l’headquarters di SUUNTO, l’Azienda, poi, nel breve decide di fornire gli strumenti per l’allenamento della squadra. Un brand che lui stesso definisce “d’eccellenza, che ha mostrato grande qualità e performance nei suoi prodotti, come la precisione e l’affidabilità”.

MAURO BERRUTO E L’ALFABETO SUUNTO
Squadra: “Un valore assoluto, soprattutto nel nostro sport dove il passaggio è obbligatorio per regolamento. Essendo l’unico sport al mondo che impone per l’appunto il passaggio ciò capovolge il concetto di ‘campione’ che risolve le cose da solo. La squadra nella pallavolo è dunque l’unica ‘via’ che un individuo ha per realizzare il proprio obiettivo”.

Umiltà: “Un valore assoluto. Fa parte della mia storia personale, infatti, non sono un ex atleta pallavolista, non ho una carriera universitaria come hanno gli allenatori (è laureato in filosofia, ndr), ho iniziato ad allenare in un oratorio e ho fatto tutta la gavetta, fin dalle serie minori. L’umiltà cerco di trasferirla ai miei giocatori… fondamentale in quanto credo fortemente nel lavoro, nell’impegno, nei sacrifici, ma tutto passa proprio attraverso tale qualità”.

Unione: “È un momento magico che negli sport di squadra qualche volta si riesce a creare e allenare. Io lo chiamo ‘egoismo di gruppo’: un momento particolare in cui il gruppo, fatto giocatori e staff, ha la sensazione e soprattutto la convinzione che ogni piccola cosa fatta, che potrebbe anche sembrare accessoria, sia decisiva per il raggiungimento del risultato finale”.

Nazionale: “Faccio fatica a pochi giorni dall’inizio dei Giochi Olimpici immaginare qualcosa di più grande. Essere arrivato qui dopo un lungo giro di formazione (oltre alla Finlandia ha allenato anche in Grecia, ndr) e avere qualificato la Squadra della mia Nazione… beh, non riesco a pensare a qualcosa di più bello”.

Torneo: “L’Italia attuale non ne ha fatti molti. Fino a oggi la World League 2011 e 2012, poi l’Europeo 2012, e proprio grazie a quest’ultimo ci siamo guadagnati la qualificazione alle Olimpiadi. Ma la strada fatta dall’Italia in questi Tornei, di volta in volta, ha segnato sempre un passo avanti”.

Olimpiage (Giochi Olimpici): “Un momento straordinariamente importante in cui si è disposti a fare qualunque cosa. Tutti sono motivati e vogliono lavorare sui dettagli, consapevoli che si tratta di un’occasione che, se si è fortunati e talentuosi, può capitare una o due volte nella vita, ma che per la maggioranza degli atleti non accade mai”.

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